ghiandole salivari tumore

Cos’è il tumore delle ghiandole salivari

Il tumore maligno alle ghiandole salivari è un tumore raro che rappresenta lo 0.7–1% di tutte le neoplasie maligne ed il 3% dei tumori del distretto testa-collo.

Interessa le ghiandole salivari, soprattutto le maggiori come:
le parotidi (40-60%) situate davanti all’orecchio,
le sottomandibolari (10%) situate a livello del mento,
le sublinguali (30-50%) situate sotto la lingua,
ma colpisce anche le più piccole (minori) situate nelle labbra e nella mucosa della bocca e del faringe.

Si possono ammalare indistintamente sia donne che uomini tra i 55 e i 65 anni.

I tipi di tumore prevalenti sono l’adenoidecistico, l’adenocarcinoma e i tumori misti a cui si aggiungono i mucoepidermoidi, il carcinoma duttale, il carcinoma ex adenoma pleomorfo, carcinoma linfoepiteliale, carcinoma a piccole cellule e sarcomatoide.

Le cause dello sviluppo dei tumori maligni delle ghiandole salivari non si conoscono e le infezioni virali o l’abitudine al fumo e all’alcol non sembrano avere nessun ruolo.

Prognosi del tumore delle ghiandole salivari

La prognosi varia in base ai seguenti fattori prognostici principali:
– Grandezza del tumore (T)
– Dimensioni e il numero dei linfonodi coinvolti (N)
– Età
– Istotipo
– Grading
– Sede di insorgenza
– Estensione extraghiandolare
– Invasione perineurale
– Presenza di necrosi
– Paralisi del nervo facciale
– Condizioni cliniche generali

In generale i pazienti sottoposti a chirurgia-radioterapia raggiungono un controllo di malattia dell’80–90% a 5–10 anni nelle malattie in fase iniziale, e una sopravvivenza del 50% a 10 anni.

Sintomi del cancro alle ghiandole salivari

I sintomi di allarme possono essere:

  • Gonfiore in peggioramento
  • Deficit neurologici
  • Dolore
  • Comparsa e progressiva crescita delle ghiandole del collo (linfonodi)


Se entro 2 settimane i sintomi non regrediscono è fondamentale una rapida valutazione specialistica otorino, associata, in caso di sospetto, a indagini radiologiche.

Diagnosi del tumore alle ghiandole salivari

L’esame principale ancora oggi è l’ecografia, che permette anche di fare diagnosi aiutando nella biopsia. Purtroppo, però, la buona riuscita dell’esame dipende dall’esperienza di chi lo esegue, pertanto non sempre è adeguato e comunque non permette di vedere le parte più interne delle ghiandole.

La TC (tomografia assiale computerizzata) e la RM (risonanza magnetica) danno importanti informazioni sulle dimensioni del tumore, coinvolgimento delle strutture vicine come ossa, vasi sanguigni o nervi e eventuale presenza di linfonodi malati.

La diagnosi di tumore deve essere confermata da una biopsia della sede d’origine o, se non possibile, da una biopsia del linfonodo (1-2).

Le metastasi inizialmente sono rare, solitamente si presentano dopo anni nel 2-30% dei casi a seconda dello stadio iniziale e dell’istopatologia, mentre sono molto frequenti negli stadi localmente avanzati. L’organo maggiormente interessato è il polmone.

Trattamento del tumore alle ghiandole salivari

Gli approcci terapeutici per la cura dei tumori maligni delle ghiandole salivari possono essere:
Chirurgia
Radioterapia
Chemioterapia
Terapia ormonale

Essendo una malattia rara sono pochi gli studi a disposizione per definire il miglior approccio terapeutico, tuttavia la chirurgia rappresenta la prima opzione da prendere in considerazione [3] e che prevede l’asportazione di parte o tutta la ghiandola ammalata insieme, nel 20% dei casi, ai linfonodi vicini, in base alla grandezza della malattia, alla sede e al grado istologico [4).

Oltre all’approccio chirurgico potrebbe essere necessario un completamento con radioterapia (5).

Le principali indicazioni alla radioterapia post-operatoria sono le seguenti:

  • Tumori della parte profonda della parotide;
  • Lesioni di grandi dimensioni (T3–T4);
  • Residuo microscopico (R1) o macroscopico (R2) dopo chirurgia;
  • Alto grado istologico (G3–G4);
  • Coinvolgimento dei nervi (invasione perineurale);
  • Coinvolgimento dei linfonodi;
  • Rottura capsulare (extracapsularità);
  • Recidiva dopo precedente chirurgia.

Negli stadi localmente avanzati, la guarigione è ancora perseguibile ma potrebbe essere necessario associare la chemioterapia alla chirurgia e alla radioterapia in base alle caratteristiche della malattia, al rischio che il tumore torni, all’età e alle altre malattie da cui è affetto il paziente.

Invece, in caso di inoperabilità il trattamento da intraprendere è la sola radioterapia (5-7].

In caso di malattia che coinvolge altri organi (metastatica) l’obbiettivo non potrà più essere la guarigione ma sarà la cronicizzazione della malattia mediante: chemioterapia (Terapie a base di cisplatino e adriamicina tipo CAP (cisplatino, adriamicina, ciclofosfamide) o con taxolo (non efficace nel carcinoma adenoidocistico) sono i più utilizzati) o radioterapia delle sedi sintomatiche/a rischio di sanguinamento/frattura.

In alternativa, per gli adenocarcinomi metastatici che esprimono i recettori ormonali un’ulteriore opzione terapeutica sarà l’ormonoterapia fino al massimo della risposta o in base a tollerabilità (8,9).

Ai suddetti trattamenti verrà eventualmente associata radioterapia delle sedi sintomatiche o a rischio di sanguinamento/frattura e la chirurgia delle singole metastasi in particolare se presenti meno di 6 lesioni, senza coinvolgimento pleurico e a distanza di 3 anni dal precedente trattamento.[10-12].

Il paziente affetto da tumore alle ghiandole salivari dovrebbe essere sottoposto a screening nutrizionale entro quattro settimane dalla diagnosi al massimo. Molto spesso, infatti, gli aspetti nutrizionali sono più trascurati rispetto ad altre attività cliniche tipicamente associate al trattamento dei tumori ma, a seguito di una diagnosi di neoplasia del distretto testa-collo o, più in generale, di una parte del tratto digerente, il successo delle terapie dipende anche dalla precocità con cui il paziente è preso in carico anche da un professionista qualificato in ambito nutrizionale.

Gli effetti collaterali di tali trattamenti sono descritti nell’apposita sezione “effetti collaterali”.

Trattamenti futuri per il tumore delle ghiandole salivari

Solitamente per la radioterapia si utilizzano i fotoni X (Merlotti A, Alterio D, Vigna-taglianti R et al. Technical guidelines for head and neck cancer IMRT on behalf of the Italian association of radiation oncology – head and neck working group. Radiat Oncol. 2014;9:264) ma in centri dedicati (in Italia CNAO a Pavia e Trento) sono in studio gli ioni-carbonio che sembrerebbero più efficaci e con minori effetti collaterali in quanto dovrebbero essere mirati sugli organi ammalati e dare meno radiazioni ai tessuti circostanti [Jereczk-Fossa et al, Head Neck 2006, Jensen et al, Radiother Oncol 2016].

Nei casi più aggressivi o in presenza di malattia avanzata non operabile potrebbe essere considerata è in studio anche l’aggiunta di chemioterapia. Sono in corso due studi a livello internazionale di combinazione chemio radiante in fase adiuvante che prevede l’utilizzo di cisplatino in associazione alla radioterapia (vedi clinicaltrials.gov: NCT02776163 e NCT01220583).

Sempre per i pazienti con malattia avanzata inoperabile è in corso uno studio europeo che confronta la chemioterapia con l’ormonoterapia chemioterapia in pazienti con malattia sensibile agli ormoni (NCT01969578).

Inoltre, si sta studiando l’efficacia delle terapie biologiche (Clinical trial information: NCT02675829.) e dell’immunoterapia (NCT02628067, NCT03942653) ma i dati sono ancora in fase precoce e non si possono trarre conclusioni definitive.


Bibliografia

  1. Xiao CC, Zhan KY, White-Gilbertson et al. Predictors of nodal metastases in parotid malignancies: a national cancer data base study of 22,653 patients. Otolaryngol Head Neck Surg. 2016;154:121-30.
  2. Terhaard CH, Lubsen H, Van der Tweel I et al. Salivary gland carcinoma: independent prognostic factor for locoregional control, distant metastases and overall survival: results of the Dutch head and neck oncology cooperative group. Head Neck. 2004; 26:681-92.
  3. Cracchiolo JR, Shaha AR. Parotidectomy for Parotid Cancer. Otolaryngol Clin North Am. 2016;49(2):415-24.
  4. Klussmann JP, Ponert T, Mueller RP et al. Pattern of lymphnode spread and its influence on outcome in resectable parotid cancer. Eur J Surg Oncol. 2008;34:932-7.
  5. Silverman DA, Carlson TP, Khuntia D et al. Role for postoperative radiation therapy in adenoid cystic carcinoma of the head and neck. Laryngoscope. 2004;114:1194-9.
  6. Garney TA, Eisele DW, Weinberg V et al. Adenoid cystic carcinoma of the major salivary glands treated with surgery and radiation. Laryngoscope. 2005;115:1278-82.
  7. Merlotti A, Alterio D, Vigna-taglianti R et al. Technical guidelines for head and neck cancer IMRT on behalf of the Italian association of radiation oncology – head and neck working group. Radiat Oncol. 2014;9:264.
  8. Locati L, Quattrone P, Bossi P et al. A complete remission with androgen-deprivation therapy in a recurrent androgen receptor-expressing adenocarcinoma of the parotid gland. Ann Oncol. 2003;14:1327-8.
  9. Jaspers HC, Verbist BM, Schoffelen R et al. Androgen receptor-positive salivary duct carcinoma: a disease entity with promising new treatment options. J Clin Oncol. 2011;29:473-6.
  10. Locati LD, Guzzo M, Bossi P et al. Lung metastasectomy in adenoid cystic carcinoma (ACC) of salivary gland. Oral Oncol. 2005;41:890-4.
  11. Alfieri S, Granata R, Bergamini C et al. Systemic therapy in metastatic salivary gland carcinomas: A pathology-driven paradigm? Oral Oncol. 2017;66:58-63.
  12. Girelli L, Locati L, Galeone C et al. Lung metastasectomy in adenoid cystic cancer: Is it worth it? Oral Oncol. 2017;65:114-118
dr.ssa Aurora Mirabile
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