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terapia oncologica nel paziente anziano

I pazienti anziani, intesi come pazienti di età superiore a 70 anni, coinvolti negli studi clinici sono molto pochi.

In particolare nei tumori testa-collo costituiscono solo il 3.5% di tutti i pazienti in studio (1-2).

Questo rende poco rappresentativi i dati di questa popolazione, soprattutto se si pensa che dalle casistiche epidemiologiche il 30-40% dei pazienti con tumore testa-collo hanno più di 70 anni.

Infatti, l’età avanzata è considerata un fattore di rischio importante per lo sviluppo di questi tumori a causa del fisiologico abbassamento delle difese immunitarie, dell’aumento delle mutazioni dovute al fumo o all’alcol e alla ridotta capacità di riparazione del DNA.

Certamente i pazienti più anziani si presentano generalmente con più malattie associate (comorbidità), mostrano effetti collaterali acuti e tardivi maggiori rispetto alla popolazione più giovane e un deterioramento più importante dei punteggi di qualità di vita durante le terapie, oltre ad una sopravvivenza minore, soprattutto se il trattamento è multimodale (chirurgia + radioterapia o radio-chemioterapia). Di conseguenza sembrano non beneficiare di regimi intensificati, quali frazionamenti alterati di radioterapia e utilizzo di terapia oncologica sistemica (chemioterapia o cetuximab) concomitante a radioterapia. Infatti, le linee guida nazionali sconsigliano di prendere in considerazione il trattamento combinato ma suggeriscono di procedere con sola radioterapia negli anziani che per comorbidità (malattie associate, diverse da quella oncologica) non potrebbero sottoporsi a chemioterapia con cisplatino combinata a radioterapia, facendo intendere di desistere anche dal proporre una terapia biologica (cetuximab) concomitante.

L’argomento è comunque a tutt’oggi ancora molto controverso, in quanto, alcuni studi mostrano una mancanza di beneficio, mentre dai dati retrospettivi si può comunque ricavare che anche i pazienti anziani, possono riuscire a completare il trattamento combinato con sopravvivenze simili ai giovani a patto di essere ben selezionati e ben supportati (3-4), seppur con un più elevato carico di tossicità. Infatti, il beneficio sulla sopravvivenza di trattamenti intensivi potrebbe essere superato dagli effetti collaterali acuti e tardivi e da rischi legati ad altri fattori.

Ad ogni modo, non essendoci dati che dimostrano che l’età conferisca in se stessa una resistenza al trattamento in questa patologia ed è plausibile che sia l’impatto delle malattie associate (comorbidità) e delle fragilità dei pazienti che si riflette sulla sopravvivenza, l’età da sola non può essere considerata come discriminante per le scelte terapeutiche ottimali.

Le società scientifiche geriatriche, infatti, consigliano di effettuare studi clinici dedicati alla popolazione anziana e una valutazione dell’età biologica e delle malattie associate e di utilizzare test di screening atti ad effettuare una valutazione geriatrica multidimensionale prima della decisione terapeutica, in modo da permettere una più appropriata selezione die pazienti e del tipo o della modalità migliore di trattamento.

Secondo l’NCCN (National Comprehensive Cancer Network) e la Società Internazionale di Oncologia Geriatrica, i pazienti con età superiore ai 65 anni dovrebbero essere sottoposti a valutazione CGA (Comprehensive Geriatric Assessment), che include l’analisi dello stato funzionale, delle comorbidità, dello stato nutrizionale, delle condizioni psicologiche, delle funzioni cognitive e del supporto sociale. Questa valutazione permettere di identificare eventuali criticità e fragilità eventualmente migliorabili mediante un adeguato supporto prima di iniziare la terapia, oltre alla stima dell’aspettativa di vita e al riconoscimento di malattie associate che possano influire negativamente sul rischio in questi pazienti di sviluppare gravi effetti collaterali.

Lo svantaggio della valutazione CGA è che è un test lungo da somministrare per cui sono state individuate delle alternative altrettanto valide ma di più facile e rapida compilazione quali VES-13 (Vulnerable Elders Survey) o il G8; in ambito testa-collo, questo ultimo test sembra essere più sensibile nel descrivere l’andamento della CGA.

dr.ssa Aurora Mirabile
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