La Gemcitabina, farmaco sviluppato dalla citarabina, estratta dalla spugna caraibica Tethya crypta, è un chemioterapico antitumorale che sfrutta la sua somiglianza con un componente del DNA (citosina) per sostituirsi ad essa e bloccare il DNA stesso, provocando la morte cellulare.

Somministrazione della Gemcitabina

La Gemcitabina si somministra per via endovena e può essere sia da solo che in associazione a cisplatino o carboplatino nei giorni 1-8-21, ovvero si somministra in prima giornata, poi dopo 7 giorni e poi dopo 14 giorni di pausa.

Effetti collaterali della Gemcitabina

Gli effetti collaterali più frequenti sono:

  • Temporaneo deficit delle cellule del sangue e causare, dunque anemia, ridotta capacità di coagulazione con facilità nell’insorgenza di lividi o di piccoli sanguinamenti, indebolimento del sistema immunitario e quindi maggiore facilità alle infezioni. Il paziente viene sottoposto ad esami del sangue regolari per controllare l’insorgenza e la gravità degli eventuali effetti collaterali e l’oncologo dà le indicazioni su come comportarsi in caso di insorgenza degli stessi.
  • Nausea e vomito. È opportuno sempre segnalare all’oncologo l’insorgenza di questi effetti collaterali perché esistono farmaci, detti antiemetici, molto efficaci che vi aiuteranno a controllare i sintomi. In ogni caso prima di iniziare la terapia ne verranno somministrati alcuni a scopo preventivo. La nausea e il vomito possono verificarsi sia durante l’infusione del farmaco sia alcuni giorni dopo e se non sono controllati dalla terapia al bisogno informare l’oncologo in modo da ricevere un trattamento antiemetico più efficace.
  • Alterazioni della funzione del fegato. Questo disturbo, in ogni caso si normalizzerà al termine delle cure e difficilmente darà sintomi o problemi al paziente, tuttavia andrà comunque tenuto sotto controllo con esami del sangue periodici.
  • Temporanea alterazione del gusto, dolore e ulcere nella bocca. Nel caso in cui dovesse compromettere la corretta alimentazione e il mantenimento del peso, il nutrizionista o l’infermiere/a specializzato sapranno dare i consigli del caso. Per prevenire quest’effetto collaterale, è importante idratarsi bene bevendo molti liquidi e curare l’igiene orale spazzolando i denti con uno spazzolino morbido.
  • Presenza sangue nelle urine. Si raccomanda di segnalare questo evento all’oncologo in modo da effettuare controlli regolari con ricerca anche di proteine nelle urine e una terapia adeguata.
  • Malessere generale tipo stato influenzale. Sono solitamente lievi e includono: febbre, mal di testa, dolori muscolari diffusi, sensazione di freddo con brividi, stanchezza e inappetenza, tosse, insonnia e sudorazione.
  • Caduta dei capelli. Anche detta alopecia, è un effetto solitamente minimo che si sviluppa 2-3 settimane dalla prima somministrazione in modo reversibile, per cui al termine delle cure i capelli ricresceranno.
  • Diarrea. Capita raramente e si gestisce bene con i farmaci, la reidratazione, modifiche dietetiche e i fermenti lattici.
  • Stanchezza e debolezza generale diffusa o sonnolenza. Anche detta astenia. È importante concedersi del tempo per riposare.
  • Allergia cutanea. Si manifesta come eritema (rossore) e prurito.
  • Leggera fatica a respirare. Detta anche dispnea. Si risolve spontaneamente dopo qualche giorno ma se dovesse persistere o peggiorare va prontamente segnalata.
  • Febbre. Si consiglia pertanto l’assunzione profilattica di paracetamolo se al primo ciclo si evidenzia febbre, in modo da controllare questo effetto collaterale che comunque generalmente si manifesta solo nelle prime 24-48 ore dal farmaco.
  • Gonfiore di mani e/o piedi. Detto Edema periferico. Occasionalmente interessa anche il viso.
  • Stitichezza o Costipazione. Se persistente va comunicata all’oncologo che saprà consigliare come risolvere il problema.
  • Fertilità. Il farmaco può avere effetti sulla capacità di avere bambini. È importante discuterne con l’oncologo prima di avviare le cure in modo da poter attuare misure che limitino il problema.

Effetti collaterali meno frequenti

  • Broncospasmo (respiro affannoso). Solitamente non grave ma va segnalato se persistente.
  • Desquamazione o ulcerazione cutanea. Molto rara, va in ogni caso segnalata.
  • Pressione bassa. Anche detta ipotensione, difficilmente grave, si risolve spontaneamente.
  • Adult Respiratory Distress Syndrome (ARDS, grave disfunzione polmonare), polmonite interstiziale (infiammazione polmonare), ed edema polmonare (accumulo di liquidi nei polmoni).
  • Sindrome emolitico-uremica (HUS, che consiste in anemia, riduzione delle piastrine e diminuita funzionalità renale).
  • Insufficienza renale. Può essere contrastata con una buona e costante idratazione.
  • Problemi cardiaci come: infarto, scompenso, e battito irregolare.
  • Reazione Anafilattoide (reazioni di ipersensibilità).
  • Trombocitemia (aumento delle piastrine).
  • Intorpidimento o formicolio a mani e piedi. Chiamate, in termini medici, parestesie o neuropatia periferica, sono dovute ad un’irritazione dei nervi da parte del farmaco soprattutto, per cui si potrà evidenziare difficoltà a tenere in mano oggetti piccoli, ad allacciare bottoni o a scrivere, la situazione solitamente migliora circa un mese dopo la sospensione delle cure.
  • Alterazioni della funzione del fegato. Questa, in ogni caso si normalizzerà al termine delle cure ma che andrà comunque tenuta sotto controllo con esami del sangue periodici.

Informazioni aggiuntive

Se durante le flebo si sente dolore nel punto di inserzione dell’ago o lungo la vena o se si nota una fuoriuscita di liquido, bisogna segnalarlo subito all’oncologo o all’infermiere/a, in modo che possano controllare che tutto stia procedendo correttamente ed eventualmente provvedere a ridurre il fastidio.

Alcuni farmaci anche omeopatici potrebbero interferire con l’effetto della chemioterapia, per cui si consiglia di consultate l’oncologo prima di assumere altri farmaci.

Si sconsiglia di iniziare una gravidanza o concepire un bambino in corso di chemioterapia o o almeno nei 6 mesi successivi, in quanto il farmaco potrebbe compromettere lo sviluppo fetale. Anche in questo caso, si consiglia di discuterne apertamente con l’oncologo.

dr.ssa Aurora Mirabile
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